MOSTRA

LE PORTE DEL BORGO

di Monica, Aldo e Mauro Merli

In occasione del decennale dell’inaugurazione della nuova sede della Clinica Merli abbiamo deciso di festeggiare questa importante ricorrenza con una mostra che,

sia per la scelta dell’artista che per il soggetto, rendesse omaggio alla nostra città ed alla sua storia, rimanendo in questo modo coerenti con la nostra visione e sensibilità.

Individuare l’artista è stato facile in quanto Giorgio Salvatori, per capacità ed originalità, ha dato prova in varie occasioni di essere fantasioso, creativo e singolare. Il percorso invece che ci ha portato all’individuazione del soggetto della mostra è stato sicuramente più complesso, ed il tema della “Porta” ci ha convinti per vari motivi.

Innanzitutto perché queste non sono porte qualsiasi ma le “Porte” delle case, un tempo abitate dai pescatori del Borgo di San Giuliano, uno dei quartieri più autentici, suggestivi ed antichi della città.

È sufficiente passeggiare per le sue strette vie e piazzette, tra le basse case decorate con suggestivi murales per immergersi in un mondo felliniano popolato dai personaggi dei suoi film surreali ed onirici che, ad ogni angolo di strada, ci fanno capolino: Gelsomina, Gradisca, la Volpina. Poi, ritrovare le “Porte” che Giorgio Salvatori ha saputo fermare, con i suoi scatti d’artista, nell’istante perfetto in cui la giusta quantità di luce dà forma ai colori esaltando la bellezza di quell’attimo unico, altrimenti fuggente, fermandolo nel tempo.

Ma la porta può assumere un significato che metaforicamente ci conduce alla nostra attività di “medici della bocca”. La bocca quindi percepita come porta d’ingresso del corpo che quotidianamente è oggetto della nostra attenzione e del nostro impegno.

Ed ancora la Bocca ci svela lo stato d’animo, la bocca che bacia, che sorride, che canta, che parla è la nostra “Porta”. È il nostro luogo di passaggio. È la parte di noi che ci svela agli altri e vorremmo che, come le belle porte di Giorgio Salvatori che seducono a guardarle, anche i sorrisi di coloro che si rivolgono a noi siano resi altrettanto incantevoli e seducenti.

 

LE PORTE DEL BORGO

di Roberta Sapio

Non è certo un caso che Giorgio Salvatori sia rimasto affascinato dalle porte delle case del borgo San Giuliano. Un luogo ben conosciuto dall’artista che ha voluto tornarci, in un giorno d’inverno, per osservarne i vicoli, gli scorci e le piazzette così caratteristici con occhi diversi. Con occhi nudi, occhi di bambino. Tornare ai luoghi come si torna al proprio cuore. In questa semplicità, che è in se stessa un moto d’arte, Giorgio ha incontrato le porte. C’è in questo sguardo un richiamo a una iconografia nota, mi vengono in mente, a esempio, i poster delle porte colorate delle case di Londra che noi “ragazzi dell’Europa” abbiamo appeso nelle nostre camere.

C’è, forse, in questo filo rosso tracciato dalle porte delle abitazioni dei vicoli tortuosi, anche una urgenza dell’artista di varcare delle soglie, di superarsi, di proseguire nel proprio cammino, professionale e umano, verso se stesso. Ma c’è sicuramente, nelle porte di Giorgio, una scelta precisa, che è quella di incarnare nella serie di immagini che costituiscono questa mostra lo spirito di un luogo: il Borgo San Giuliano.

‘E Borg, diciamo a Rimini. Non è l’unico borgo della nostra Ariminum ma, me ne darà atto il lettore, è il più conosciuto dai cittadini e dai visitatori, grazie anche alla Festa de Borg che ogni due anni trasforma, sublima e valorizza questo antico quartiere di pescatori, un tempo popolare e periferico, oggi notevolmente rivalutato e ristrutturato, ma sempre molto particolare.

Abito al borgo da un certo numero di anni, né troppi né troppo pochi, per potermi essere resa conto di quanto grande sia l’impatto provocato dall’atmosfera di questo luogo su coloro che vengono da fuori.

Mi riferisco innanzitutto alla dimensione intima e quotidiana della normale vita del borgo. Le botteghe gastronomiche di qualità, gli artigiani, la chiesa di San Giuliano, tra le più importanti della città, i tanti ristorantini, osterie e vari luoghi di ritrovo dove l’offerta è veramente varia e completa, il piccolo grande Cinema Tiberio appena rimesso a nuovo con una bellissima ristrutturazione interna, vero centro vivace e pulsante di culture della zona. E ancora, il Parco Marecchia, grande polmone verde della città, che si estende gigante e a perdita d’occhio verso l’interno, dalla parte opposta del mare, poi Sua maestà il Ponte di Tiberio, il Grande Vecchio, l’invaso e il canale oggi tutti elementi che fanno parte di un importante e già parzialmente visibile progetto pubblico di valorizzazione. Però, sopra ogni altra cosa, mi riferisco all’impatto visivo che sortisce la gente che chiacchiera nelle strade, agli angoli delle vie, che si racconta dei fatti salienti del quartiere, della città e addirittura del mondo! “Te lo do io, facebook” potrebbe affermare, ridendo sornione sotto i baffi, un qualsiasi abitante del borgo. Con una differenza, però. Il borgo non è una piazza virtuale, è un luogo reale e talvolta surreale. Di sicuro è un luogo profondamente democratico, è una democrazia diretta dove, attraverso regole molto chiare, sebbene non scritte, chiunque può convivere e integrarsi, non importa quale lingua parli né quale colore abbia la sua pelle. Alla base di tutte le regole c’è quella della reciproca disponibilità. Un abitante del borgo lo sa. Lo sa che qualora abbia bisogno di aiuto, se vuole, può andare a bussare alla porta di un vicino di casa. La porta gli verrà aperta.

La. Porta. Aperta.
Ma mi riferisco anche alla rutilante e magnifica confusione dei giorni di Festa. La Festa de’ Borg che si svolge ogni due anni nel primo weekend di settembre.

La festa di quartiere che, a partire dalla felice intuizione dell’edizione del 1994, è stata in grado di creare l’associazione di idee immediata tra il Borgo e il Maestro Fellini grazie alla chiamata agli artisti locali di decorare le pareti esterne delle case con murales di ispirazione felliniana. I murales sono una pratica precedente che prende avvio con l’edizione del 1980 della Festa. Ancor più, forse, che i riferimenti al luogo contenuti nei film di Fellini, è il luogo stesso che è diventato un riferimento ai film. Insomma il luogo fisico come porta d’immaginazione per ricondurre ad alcune tra le più significative, amate e conosciute pellicole del XX secolo.

Sicuramente una cosa che colpisce moltissimo i visita- tori durante la Festa è la tipica usanza degli abitanti di lasciare la porta di casa aperta. Questo gesto significa un porgersi all’altro, al non conosciuto, al forestiero mostrando la propria casa e quindi manifestando simbolicamente quanto di più personale possa esistere e offrendo, magari, qualcosa da bere o da mangiare.

Questa accoglienza semplice, antica, acquisisce nel mondo in cui viviamo un significato particolare. Alla complessità del presente, il Borgo e i suoi abitanti non reagiscono con la chiusura ma con l’apertura e l’accoglienza. Da questo punto di vista la scelta fatta da Giorgio Salvatori di fotografare le porte delle case si colloca in una visione più generale. Le porte delle case sono lì

che proteggono e includono e ti sembra di sentirle par- lare e dire:” Io non ho paura”.

Da qualche anno il Borgo San Giuliano è una meta di visite guidate di gruppi di turisti che, incessantemente passano per le strade lastricate del nostro quartiere. Non è inusuale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, uscire di casa e trovarsi un centinaio di turisti con gli occhi a mandorla che, smartphone alla mano, stanno fotografando e riprendendo ogni centimetro così come ha un posto particolare nel cuore e nei post dei bloggers internazionali, così come spesso viene utilizzato come studio fotografico open air per matrimoni tra i più pittoreschi, devo dire soprattutto da coppie provenienti dall’Est Europa, tantoché certe volte pare di stare sul set di un film di Emir Kusturica, il quale, sia detto per inciso, considera Fellini il suo massimo ispiratore artistico (“Fellini is my filmfather”).

Sul sito www.borgosangiuliano.it, ricco di informazioni e notizie, si legge che ‘e borg esiste oggi così com’è gra- zie ad un episodio del 1979, quando i borghigiani si mobilitarono contro l’amministrazione comunale che propose la “bonifica” dell’area a favore di una nuova zona residenziale. A quel tempo, infatti, il borgo non godeva di ottima fama né i suoi frequentatori di una altrettanto ottima reputazione! Gli abitanti reagiscono a questa provocazione organizzando una grande festa, la Festa de’ Borg, per mostrare con orgoglio a tutti i concittadini la bellezza e le tradizioni di un borgo antico e marinaro. La porta. È. Aperta.

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