INTRODUZIONE DI GIORGIO SALVATORI

Solitamente il mestiere del fotografo è legato all’immagine di indagare e raccontare fotograficamente storie di luoghi lontani.

La sfida è stata quella di osservare un luogo a me caro, che vedo tutti i giorni, dove lavoro, e cercare di osservarlo come fosse la prima volta.

Il borgo è il luogo del cuore di tante persone, di chi lo abita, di chi lo vive e di chi lo visita anche solo per un giorno.

È la storia del vecchio e del nuovo, la vecchia generazione e la nuova, unite.

Il suo passato, la rinascita, il suo presente sempre vivo che guarda dritto al futuro. Come si fa a raccontare tutto questo?

Per capirlo mi sono dovuto lasciar trasportare e colpire dagli scorci, dalla vita semplice che qui accade ogni giorno, dalla luce, dalle strade, dalle case, come se fossi un viaggiatore mai passato di qui prima.

La mia è una storia fotografica semplice, contenente un’evocazione che parla di trascorso che è tutto in divenire.

Con queste foto è come se ci trovassimo per le vie del borgo, come se passeggiassimo tra colori, simboli, numeri, segni.

È un riassunto armonioso e immediato dell’energia che solo qui si può respirare.

Così sono nate queste porte.

Che qui al Borgo San Giuliano sono fatte per essere aperte, per chi ha la curiosità di osservare, ascoltare e immaginare.

 

Una porta è qualcosa che tutti attraversiamo ogni giorno, ci sono pochi oggetti dati così per scontati.

In queste foto non è più un oggetto ripetuto, diventa una sequenza di narrazione della quotidianità.

Sono “passaggi” silenziosi, ma vivissimi. Personaggi apparentemente inanimati ma che si tramandano raccontandosi dal passato al presente.

Allora non le vediamo più come soli oggetti, ma come vere e proprie “identità”, ognuna con un carattere proprio.

E grazie a questo si innescano in ogni osservatore sentimenti umani, di bellezza, di simpatia.

Ognuna possiede la sua unicità, come quella che si può trovare nei gesti più semplici, nell’adornare la propria casa per farla vivere anche dall’esterno, per poter trasmettere a chi passeggia e visita il luogo, un pizzico di brio e di domande che sorgono spontanee.

Ci si chiede chi ha dimora dietro questo legno, dietro questo muro.

Chi ci abitò un tempo. Chi sono, invece, gli abitanti di oggi?

Una porta che anche se visivamente chiusa apre il suo cuore e il racconto che porta con sé.

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